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Presentazione

Inaugurata e aperta al pubblico nel 1973, con il nome di “Museo Alternativo Remo Brindisi” la struttura, opera dell’architetto designer Nanda Vigo, si articolava in due funzioni distinte: di abitazione per le vacanze di Remo Brindisi e della sua famiglia e di museo per accogliere la sua ricca collezione.
Si tratta di un esperimento complesso, di abitazione-laboratorio, ma soprattutto di uno spazio culturale sperimentale nato con l’intendimento di definire un rapporto diretto tra le arti visive, dall’architettura al design, dalla pittura alla scultura.
L’architettura rivela la sua anima spazialista. Pareti bianche o trasparenti, specchi, luci al neon smaterializzano gli spazi, dando a chi si trova all’interno della villa la sensazione di una diversa dimensione.

Tutti gli spazi, anche quelli privati, hanno accolto e accolgono una gran numero di opere d’arte che Brindisi, collezionista appassionato, ha riunito durante tutta la sua vita.
Oggi, l’intera raccolta e la Casa Museo sono di proprietà del Comune di Comacchio, per volontà testamentaria dello stesso Brindi ed è un museo civico comunale. E’ denominata “Casa Museo Remo Brindisi” , quale grande e unica opera d’arte e cultura nella sua complessità e testimonianza di una intera vita di artista e collezionista.

La storia

Remo Brindisi
<<L’idea di dare vita al Museo Alternativo è nata da una prima esigenza di raccogliere le numerose opere d’arte che possedevo (e quelle che intendevo aggiungere alla collezione) in un ambiente appositamente costruito. Anni prima ero stato favorito dal vivere accanto a uomini straordinari, grandi amatori d'arte, che con molta spesa e anche maggiore azzardo divennero i pionieri in Italia del grande collezionismo dell'arte contemporanea. L'amicizia che esisteva tra me e questi professionisti mi consentì di vivere un po' della loro avventura e di entrare in possesso di diverse opere di artisti che ritenevo interessanti. Certo i sacrifici non sono stati pochi. Era il periodo in cui il bisogno economico mi si manifestava in tutta la sua crudezza; […]

Io avevo in testa l'idea dell'ambiente che avrebbe dovuto accogliere la collezione; feci una descrizione analitica del materiale che possedevo a Nanda Vigo, alla quale esposi il mio progetto nelle linee generali. Iniziammo a discutere e ci trovammo di fronte ad ostacoli numerosi ed enormi; l'edificio doveva assolvere a diverse funzioni: doveva essere un museo, ma un museo vivo e doveva anche servire a soddisfare le esigenze della mia famiglia che vi avrebbe trascorso i mesi estivi. Procedemmo alla stesura di tante idee e alla fine ne sviluppammo una nella sue linee essenziali; poi passammo alla fase realizzativa. Ma, data la particolarità dell'iniziativa, il progetto di base subiva, durante l'attuazione, continue modifiche con enorme dispendio di materiale, di tempo, di danaro e con ritardi incredibili sul programma di realizzazione.
La costruzione è iniziata nel 1971 e dopo quasi tre anni (nel settembre 1973) è stato possibile inaugurare ufficialmente il museo alla presenza dell'allora Ministro dei Beni Culturali e Ambientali sen. Camillo Ripamonti.
L'architetto-designer Nanda Vigo ha disegnato il museo-abitazione come un oggetto fruibile e proponibile alla grande massa e ciò ha fatto basandosi sulla sua formazione artistico-culturale spiccatamente d'avanguardia. […]

Una volta terminata la costruzione architettonica si è affrontata una nuova difficoltà, vale a dire la collocazione delle opere che vanno da Medardo Rosso a Modigliani ai giorni nostri. Ciò è stato fatto senza seguire criteri cronologici o gerarchici, ma secondo una concezione estremamente democratica che non ha tenuto conto delle graduatorie di valori, ma si è basata sull'inserimento delle singole opere nel loro contesto estetico-architettonico più congeniale. Ciò ha corrisposto anche ad una delle esigenze primarie che sono alla base del Museo Alternativo, vale a dire l'integrazione di tutti i suoi elementi, architettonici, plastici, grafici, di arredamento e così via, in un unico linguaggio che sia in grado di offrire una visione globale della nostra epoca. Anche l'utensileria è stata utilizzata in aderenza a questo principio. […]

Ogni parte della casa assolve il compito di incontro vivo tra fruitori e opera d'arte. La cucina e il bar sono luoghi dimostrativi di come, in ogni istante, si possa e si debba vivere accanto ai prodotti artistici, senza fratture innaturali o mitizzazioni antistoriche. L'opera d'arte costituisce elemento importante della nostra esistenza, come la struttura architettonica, l'arredamento, l'utensileria. E' il principio basilare sul quale poggiano le fondamenta ideali del Museo Alternativo. Ed è anche di rilevante aspetto il valore della vita sociale e dei suoi significati etici: la mensa come momento comunitario, come sito di convegno e di rimozione delle tensioni>>.