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Collezione

La prima donazione che Dante Bighi fece al Comune di Copparo risale al 1989 ed era costituita da una collezione di 100 opere d’arte contemporanea che egli stesso raccolse a partire dalla fine degli anni ’50. Dalla donazione le opere sono ospitate all’interno del Torrione Estense del Comune di Copparo. L’atto di donazione fu accompagnato da una mostra dal titolo Dal nouveau Réalisme ad oggi, curata da Bighi, Pierre Restany e Grazia Chiesa, attuale direttrice di ‘D’ars’.

L’eterogenea collezione ospita al suo interno artisti italiani e stranieri, tra i quali emergono Lucio Fontana, Ernesto Treccani, Gianni Dova, Remo Bianco, Emilio Scanavino, Francesco Somaini, Gianni Bertini, Vincenzo Agnetti, Mimmo Rotella, Andy Warhol, James Rosenquist, Christo e molti altri.

Il gruppo di opere che segna la nascita della collezione, costituisce il frutto della scelta personale del proprietario che acquistò i lavori direttamente dai singoli artisti -Dino Villani, Paolo Baratella, Lucio Fontana, Giuseppe Ungaretti e Gianni Dova-.
Le altre opere, di cui entrò in possesso successivamente, furono oggetto di scambio per collaborazioni tra Bighi, galleristi e critici d’arte. Queste opere rientrano negli orientamenti artistici del periodo milanese tra il 1960 e il 1990. La graduale affermazione di Bighi nell’ambiente della grafica e della pubblicità gli ha permesso di venire in possesso di grandi capolavori artistici del periodo moderno come omaggio o come pegno per lavori da lui svolti in qualità di grafico o di art director di riviste e rassegne espositive.

Le scelte, che evidenziano la predilezione per un linguaggio che opera a partire da oggetti reali, prelevati dall’ambiente di vita, come Mimmo Rotella, Christo, Giovanni Bruno o Jean-Pierre Raynaud, o l’interessamento per coloro che inseriscono il segno calligrafico in un contesto di arti visive, privandolo della propria referenzialità, come Vincenzo Accame, Vincenzo Agnetti, Leonardo Sinisgalli o William Xerra, sono rivelatrici, al pari delle creazioni artistiche firmate dallo stesso Bighi, di un personale sentire nei confronti delle arti visive. In questo senso, solo una parte, delle opere che compongono la Donazione, è lo specchio della personalità creativa del collezionista.